Una campagna per l’Hashomer Hatzair (1) | Kolòt-Voci

Una campagna per l’Hashomer Hatzair (1)

Basta osservare l’attuale classe dirigente ebraica in Italia (e spesso anche all’estero) per capire che la stragrande maggioranza (rabbini, consiglieri, segretari, presidenti di associazioni) si è formata in uno dei due movimenti giovanili presenti oramai da più di mezzo secolo: l’Hashomer Hatzair, sionista e socialista e il Benè Akiva, sionista e religioso.

Oggi, per uno scherzo della storia, proprio da Israele arrivano sempre meno fondi per le attività che oltre a formare una forte coscienza ebraica, indirizzano i ragazzi verso l’alià in Israele. Particolarmente critica la situazione dell’Hashomer che a Milano questa domenica 13 gennaio organizza un concerto di raccolta fondi. Per tutti coloro che non riusciranno a partecipare o vorranno aiutare anche in seguito, anche con piccole cifre, indichiamo sotto gli estremi del conto corrente per un bonifico che aiuterà non solo i nostri ragazzi di oggi ma anche i nostri dirigenti di domani.

Per lanciare questa campagna, Kolòt ha chiesto a ex-hashomeristi di scrivere che cosa è stato per loro il movimento. Iniziamo con l’onorevole Emanuele Fiano, deputato PD alla Camera.

Fratelli per sempre

Ho iniziato ad andare all’Hashomer di Milano circa verso gli otto anni, era il 1971, il primo giorno spaccai una porta a vetri del Ken di Via Torino con la testa, fu in quell’occasione che tra l’altro conobbi Gabriele Eschenazi; mio fratello Andrea ci andava già da anni con mia grande invidia; per la verità, per un’occasione spiacevole ero già stato qualche giorno al campeggio di Fornaci di Barga del 1970, dove Andrea aveva avuto un grave incidente, l’altro mio fratello Enzo, il maggiore, aveva a quell’epoca già fatto l’Alià, pure lui passando dagli albori del movimento a Milano. Verso i dodici anni, nel 1975 dunque, incominciammo a darci appuntamento al cosiddetto angolo; l’angolo tra via Sally Mayer e via Arzaga il Venerdì, alle 15 mi pare, per poi andare in ken insieme, in Via Giovannino de Grassi 6. Zona San Vittore. Ormai eravamo “grandi”, ci muovevamo da soli. Ci vedevamo con Rita, che abitava li accanto, con Davide che abitava pure lui a 50 metri, con Riki, con il quale abitavamo nello stesso palazzo, con Luca, che arrivava da Via San Gimignano.

L’Hashomer fu una grande magnifica corsa. Allegra, particolare, unica. Era un posto alternativo alla casa dalla quale ognuno di noi veniva. Era un luogo di indipendenza. Si parlava di ebraismo, di socialismo, di cassa comune, si dormiva in tenda, maschi e femmine, si ragionava di sionismo e di kibbutz, di agricoltura e di feste ebraiche vissute in maniera nuova. Si conoscevano ragazzi e ragazze ebree di altre città a noi grosso modo prima sconosciute come comunità; oppure delle altre grandi Comunità come Torino o Roma soprattutto.

Una corsa che ha attraversato gite, shomriot, viaggi in Israele, campeggi invernali, estivi, campeggini, messibbot, hugghim, sedarim, yeshivoth, peuloth. Tutto l’armamentario di riunioni con quei nomi prima sconosciuti che facevano molto linguaggio da iniziati. L’hashomer era Mifkad, Hulzot shomrith, rikudei am, peulà hevratì, mifkad esh, hug di zofiuth. C’era un’agenda settimanale ed annuale delle nostre attività. Il venerdì e il sabato pomeriggio e sera quand’eravamo a Milano, le gite di domenica qualche volta, i seminari in primavera, i campeggi estivi ed invernali. Poi c’erano i nomi delle località dei campeggi che ritmavano l’anzianità di tutti noi, chi aveva cominciato a Sestola, chi a Piazzatorre chi a Teglio quelli invernali, chi a Radda, a Cellole o a Visso quelli estivi.

L’Hashomer fu, e mi auguro sia ancora, una grande scuola di maturazione e contemporaneamente un luogo dove divertirsi come pazzi. Un luogo dove imparare a farsi delle domande. Su se stessi innanzitutto, sul proprio ebraismo, su Israele, sulla Shoah, sull’essere in Golà, sul rapporto tra tradizione e cambiamento. Erano anni in cui a Milano o a Roma o a Torino esplodeva la contestazione studentesca prima e poi crescevano il terrorismo, le molotov e le P38. Io credo che il ken abbia funzionato anche come antidoto da quelle illusioni terribili di poter fare la rivoluzione in casa, costi quel che costi. Noi un pochino di rivoluzione, per modo di dire, ce la siamo fatti, scegliendo di non essere ebrei solo di nascita o per continuazione passiva, scegliendo poi ognuno anche la propria strada, chi credente, chi no, chi osservante, chi laico, chi sionista, chi in Israele, chi in Italia, chi nel mondo. Generalmente, nella stragrande maggioranza dei casi una strada di coscienza ebraica, di consapevolezza delle proprie radici e dei propri possibili scenari. Dalla rivolta del Ghetto di Varsavia all’Alià nel Nord della Galilea, discutendo di Dov Ber Borohov, Martin Buber, Avraham Beit Yoshua o Michael Walzer, ognuno ha percorso la propria strada.

Io penso che l’Hashomer sia stato un terreno fertile dove molti semi hanno attecchito, ognuno crescendo secondo le proprie possibilità e inclinazioni, raramente lasciati a se stessi. Per questo è importante che questa casa dell’ebraismo milanese e italiano, una delle sue possibili case, continui ad esistere e a crescere, per qualcuno che sin da giovane continui a farsi domande sul proprio essere ebreo. E continuo a viverlo.

Le mattine che accompagno i miei figli alla scuola ebraica di Milano, passo sempre accanto allo stesso angolo dove ci trovavamo con Rita, Davide, Luca e Riki nel 1975. Luca da 24 anni abita in un Kibbutz, nel nord della Galilea, in un bellissimo posto dove d’inverno fa molto freddo, e dove l’Estate scorsa molte volte hanno dovuto correre nei rifugi per le katiushot che arrivavano da Hezbollah.

Con gli altri ci vediamo spesso, i nostri figli vanno nelle stesse classi alla scuola ebraica, noi dopo averli accompagnati beviamo il caffè insieme anche con Marco, Sandro, Mosie, Claudia, Gad e molti altri, e ognuno racconta un pezzettino della sua vita di adesso; vite così diverse ma con un tratto di fratellanza speciale che non si cancella.

Emanuele Fiano

Concerto per l’Hashomer

Domenica 13 gennaio 2008 – Scuola ebraica

Via S. Mayer, 2 – Milano – ore 20,30

Per offerte:

Hashomer Hatzair

Banca BIPOP CARIRE – Sede Milano

Cc 454958 – Abi 05437 – Cab 01600 – Cin U