Ridere della Shoah si può. Ma che rimanga in famiglia | Kolòt-Voci

Ridere della Shoah si può. Ma che rimanga in famiglia

Arriva anche da noi «Tutto il resto è di primaria importanza» di Eva Menasse, saga famigliare ebrea nella quale la nonna ha vissuto l’Olocausto, il padre vuole dimenticare e la zia si converte al cristianesimo

Luigi Reitani

Accolto con notevole successo nel mondo di lingua tedesca, arriva anche da noi Tutto il resto è di primaria importanza (pp. 400 pagine, euro 18,00, Frassinelli) il primo romanzo di Eva Menasse, brillante giornalista austriaca che vive da qualche anno a Berlino. Si tratta di una saga familiare prettamente viennese, con forti tratti autobiografici, che racchiude la storia di almeno tre generazioni. Al centro vi è la figura del padre della narratrice: un noto calciatore austriaco in tempi in cui questo sport non assicurava ancora ricchezza economica e aveva bisogno di essere integrato da una qualche attività lavorativa. Vorrebbe armonizzare ogni conflitto, l’ex calciatore arguto e sempre charmant, la cui frase preferita è «tutto a posto?», e soprattutto vorrebbe esorcizzare ogni aspetto problematico del passato, trascorrendo tutto il suo tempo libero al circolo del tennis.

Ma la Storia si è insinuata tra la sua indole pacifica e il mondo, così come ha rovesciato i tavoli di bridge a cui sedeva un tempo assai volentieri sua madre. Perché la famiglia Menasse è una famiglia ebrea, sebbene assimilata e con molte contaminazioni, e così la persecuzione, l’emigrazione e la Shoah hanno segnato il destino di ogni suo singolo componente, anche dopo la guerra, e pesano ancora sull’ultima generazione. Se la bisnonna, deportata, muore nel famigerato campo di Theresienstadt, il nonno – sposato con una tedesca dei Sudeti – riesce a sopravvivere in qualche modo a Vienna, costretto ai lavori forzati, mentre il padre e lo zio sono spediti in Inghilterra e lì separati e dati in affidamento. Ritorneranno in patria dopo il 1945, trasmettendo ai loro figli il dilemma di una identità in cui riconoscersi.

Sono storie già ampiamente trattate dalla letteratura internazionale, ma il libro di Eva Menasse ha una dimensione diversa: il suo registro dominante, infatti, non è il tragico, ma il comico. La narrazione spezza l’ordine cronologico, articolandosi in episodi e ritratti dei singoli familiari e lasciando prevalere il gusto della battuta, la capacità di sorridere e un’ironia marcatamente viennese. Ecco allora la storia della stramba zia Gustl, convertitasi al cristianesimo, i fallimenti del nonno, la vicenda della zia emigrata in Canada e morta prematuramente di tubercolosi, i conflitti politici e familiari del fratello, storico di successo, primo a interrogarsi sulla rimozione del passato nel suo paese, la figura contorta dello zio, ex comunista ed ex imprenditore, la crisi esistenziale della sorella – tutto in un impasto linguistico ricco di paradossi e motti di spirito, molto ben reso dalla traduttrice Lisa Scarpa. Insomma un affresco di figure condensato in un codice di parole, che in Italia ricorderà ovviamente il celebre Lessico famigliare di Natalia Ginzburg, ma che certo ha le sue radici in una tipica cultura ebraico-viennese. E la leggerezza del tono non impedisce comunque alla autrice di toccare temi di grande portata, come quello della lacerazione profonda causata dalla Shoah nella società austriaca, in cui l’elemento ebraico è stato fino al 1938 così determinante a tutti i livelli.

Eppure, nonostante l’indubbio fascino che sempre ispirano le saghe familiari, e la sicura abilità dell’autrice nella caratterizzazione psicologica dei personaggi, rimane l’impressione che il libro si sbricioli in una miriade di aneddoti gustosi, talvolta con qualche caduta nel sentimentalismo, senza che si intraveda una filigrana autentica. E per chi conosce la letteratura austriaca, Tutto il resto è di primaria importanza (ma il titolo originale è Vienna) sembra l’edizione aggiornata di un celebre libro di Friedrich Torberg, La zia Jolesch o il tramonto dell’Occidente.

Eva Menasse è del resto «sorella d’arte». Suo fratello Robert (adombrato nella figura dello storico) è infatti un noto scrittore, e come rappresentante della cultura austriaca tenne persino il discorso inaugurale alla Fiera del Libro di Francoforte del 1995. I suoi libri però non sono ancora tradotti in italiano, e anche questo, probabilmente, è un capitolo della saga familiare dei Menasse.

L’Unita, 04/12/2006