Sanremo rifornisce ai Cristiani e gli Ebrei: palme, cedri e mirti | Kolòt-Voci

Sanremo rifornisce ai Cristiani e gli Ebrei: palme, cedri e mirti

Luì Cerin

L’insediamento più antico degli Ebrei in Liguria, secondo le fonti scritte, è attestato in una lettera concernente l’abbellimento della Sinagoga di Genova scritta al Re Teodorico, tra il 507 e il 511. I rapporti tra Sanremo e gli Ebrei furono sempre strettissimi. Lo storico Giorgio Pistone afferma: “Alla fine del ‘400 vi è in Sanremo un medico stipendiato dal Comune, si chiama Moisé, è un ebreo ha un servo turco, è un personaggio insolito che meriterebbe una ricerca approfondita”.

Nel ‘700 gli ebrei a Genova, non erano ben visti, ma tollerati e controllati, racchiusi nel ghetto, con molte restrizioni e soggetti denunce anonime le così dette “lettere del calice o lettere orbe”. Sanremo per gli ebrei era una pacchia, convivevano in amore e pace, lo sappiamo da una lettera anonima che afferma: “Li ordini di VV.SS. Ser. Me contro i perfidi ebrei dicono che in detta nazione non possano abitare in verun luogo di Dominio Ser.mo. senza cappello coperto di Gialllo… che detti perfidi uomini, figlii e figlie hanno in comunione con li cristiani, e che detta comunione ne viene disprezzata la fede di Gesù Cristo e questo merita provvigione”.

Per salvare gli ebrei nell’ultimo conflitto il Card. Boetto, non solo offrì un piccolo appartamento al Rabbino Pacifici, dentro in un istituto religioso… salvò centinaia di ebrei tramite l’ associazione ebraica Delasem. E dopo un mese dall’occupazione tedesca fulminò con la scomunica a “latae sentitiae” (vale a dire immediatamente) delatori che scrivevano lettere anonime per denunciare gli ebrei!

Un personaggio di “area cattolica” che meriterebbe di essere altrettanto rivalutato è Padre Giacinto da Genova. Nel secondo conflitto non abbandonò Sanremo, si adoperò per spegnere odi fratricidi. Nascose e ospitò a proprio rischio chiunque era perseguitato, senza alcuna distinzione d’idee politiche. Aiutò Ebrei, antifascisti e partigiani. Non lesinò, infine, di aiutare gli stessi fascisti. Il dopoguerra trovò la Comunità Ebraica della nostra città decimata e dispersa.

L’economia della nostra città, (strano ma vero), era legata a due festività religiose: una Ebraica, il “Succoth”, e l’altra Cristiana, la “Pasqua”. I cedri di Sanremo erano considerati i migliori d’Italia e il pregiato frutto era molto richiesto dagli Ebrei dei paesi del Nord Europa per la festa del “Succoth”. Le due festività cadono in due tempi diversi. La Pasqua cristiana cade normalmente in aprile. La festa del “Succoth”, invece, a settembre. Dei cedri coltivati a Sanremo si facevano due raccolti: uno a luglio ed uno ad agosto; il primo era quasi interamente destinato agli Ebrei del Nord-Europa, il secondo a quelli Italiani.

Poiché la produzione di cedri era assai scarsa, il “Consiglio” permetteva di importarne dai territori vicini una volta smaltiti i frutti sanremesi, si poteva importare dai territori vicini. Questa pratica che non la troviamo per alcun altro tipo di agrumi. Questa trovata commerciale aveva un preciso scopo: vendere più “brotti” di palma, infatti gli Ebrei si erano impegnati ad acquistare ogni anno tanti cedri quanti “brotti” di palma. Oltre i cedri e alla palme abbisognava la mortella che veniva raccolta nel principato si Seborga: Giorgio I, Principe di Seborga racconta che i suoi vecchi andavano nei boschi a raccogliere la mortella, ma doveva avere tre punte. I due popoli, figli dello stesso padre, Abramo, pacificamente spartivano quanto di più bello la natura offriva: cedri, palme, mortella (mirto).

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