Purim “di tre giorni” a Yerushalaim | Kolòt-Voci

Purim “di tre giorni” a Yerushalaim

Alberto Somekh

Il corrente anno ebraico 5765 è particolare per più aspetti. Questo mese ricorrerà di venerdì Purim, cosa che ci obbligherà a tenere un ritmo serrato nell’osservare i vari momenti della giornata (soprattutto il banchetto, che dovrà essere anticipato rispetto al solito orario) per evitare di sconfinare nello Shabbat susseguente.

Ma la vera particolarità del Purim di quest’anno risiede in un altro aspetto, per noi meno rilevante in pratica, e forse proprio per questo meno conosciuto. Vale peraltro la pena di parlarne, dopo aver anticipato una premessa importante. E’ noto che Purim non viene celebrato dovunque nella stessa data. E’ scritto infatti nella Meghillat Ester che mentre gli Ebrei “residenti nelle città senza mura (perazòt)” fissarono il 14 Adar come “giorno di banchetto e di gioia” dopo aver vinto i nemici il giorno precedente, quelli che abitavano a Susa ebbero bisogno di un giorno in più e stabilirono la festa per il 15 (9, 17-19). A loro volta i Maestri del Talmud fissarono come criterio generale per la scelta della data in cui celebrare Purim il fatto che la città fosse già cinta di mura ai tempi di Yehoshua’ (Giosuè): a Yerushalaim, che è fra queste (muqqafìn, contrario di perazòt), Purim viene celebrato il 15, altrove (è in pratica il caso di quasi tutte le altre località) il 14.

Il legame fra Purim e Yehoshua’ viene spiegato kedè lachlòq kavòd le-eretz Israel, “al fine di riservare degno onore alla terra di Israel”. In nessuna festa ebraica può mancare il rapporto con la nostra Terra. Ora, una festività che appare totalmente “diasporica” come Purim, ambientata in Persia e dominata dall’asservimento materiale e spirituale ad un potente straniero, sentiva la necessità di un richiamo forte ai nostri punti di riferimento geografici, prima ancora che culturali. I Maestri hanno perciò voluto legare a Purim il nome del successore di Mosheh e conquistatore della Terra Promessa, prendendolo come elemento decisivo per stabilire addirittura la data della ricorrenza, quasi a voler dire alla Diaspora: “Signori, è la Terra che fa la differenza!”.

Ebbene, se nel resto del mondo Purim è quest’anno celebrato venerdì 14 Adar, a Yerushalaim esso si festeggia invece il 15, che è Shabbat e lo Shabbat… complica le cose. Per esempio, come fare i doni in denaro ai poveri? Non è lecito portare la Meghillah al Bet ha-Kenesset, e quindi non la si può leggere: se infatti i Maestri hanno “sospeso” le Mitzwòt della Torah di suonare lo Shofar e di agitare il Lulav qualora rispettivamente Rosh ha-Shanah e Sukkòt cadono di Shabbat, a maggior ragione si “sospenderà” la Meghillah di Purim, che nella Torah non è menzionata. Inoltre, aggiungono i Maestri, non è dignitoso “mescolare” il pranzo di Shabbat, la cui cadenza settimanale è stabilita direttamente dall’Autorità Divina, con il banchetto di Purim istituito da Mordekhay e Ester, grandi uomini senz’altro, ma pur sempre uomini! Come e quando si festeggia quest’anno Purim a Yerushalaim e nelle muqqafìn?

Con il cosiddetto Purim Meshullàsh (“triplice”, ovvero “di tre giorni”)! La Meghillat Ester si leggerà il 14, giovedì sera e venerdì mattina, in pratica come nel resto del mondo: la logica ci dice infatti che la lettura della testimonianza degli avvenimenti può essere anticipata rispetto alla data della loro commemorazione, ma mai ritardata. Anche la Mitzwah delle mattanòt la-evyonìm (“doni ai poveri”) dovrà essere compiuta il Venerdì, perché le esigenze dei poveri hanno diritto di precedenza su tutte le altre forme di festeggiamento, alle quali devono poter partecipare tutti. Di Shabbat 15 Adar si reciterà ‘Al ha-Nissim, cosa che non comporta infrazione del Sabato e si leggerà nel secondo Sefer, dopo la Parashah settimanale, quella di Purim, in quanto questa è per Yerushalaim la data titolare della ricorrenza. Infine si rimanderanno alla Domenica 16 Adar gli aspetti più “leziosi” di Purim: il mishlòach manòt (doni di cibi ad almeno una persona), il banchetto e i travestimenti.

Se dunque quest’anno tutti leggeremo la Meghillah nella stessa data, c’è solo una sottile differenza halakhica fra Yerushalaim e il “resto del mondo”, che richiama un din apparentemente non più in auge. La prima Mishnah del trattato Meghillah, infatti, ci racconta che in Eretz Israel antico gli Ebrei che vivevano in centri isolati potevano anticipare la lettura della Meghillah al Lunedì o al Giovedì precedente, allorché si recavano in città per i giorni di mercato (yemè ha-kenissah): in questo modo avrebbero trovato il Minyan per la lettura. La Mishnah in questione ci insegna due principi: 1) è sempre preferibile leggere la Meghillah con il Minyàn, perché “con tanto pubblico è gloria del Re”; 2) qualora si anticipi la lettura rispetto alla data di Purim, nei termini consentiti, il Minyan diviene condizione necessaria per uscire d’obbligo.

Venuti meno gli Yemè ha-Kenissah, l’unica occasione in cui oggi si anticipa la lettura della Meghillah rispetto alla data prescritta è appunto con il Purim Meshullàsh a Yerushalaim, allorché si legge il 14 Adàr anziché il 15. Ne consegue che gli abitanti di Yerushalaim quest’anno, per uscire d’obbligo dalla lettura secondo tutte le opinioni, saranno obbligati ad avere Minyàn. Per il “resto del mondo” rimarrà invece una semplice preferenza (R. Chayim Berlin, Resp. Nishmat Chayim, n. 76-77).

La “tre giorni” riguarda Yerushalaim. Nel resto del mondo, Torino compresa, Purim si festeggerà invece venerdì 14 Adar per un giorno soltanto, in maniera sostanzialmente analoga agli altri anni. Ma questo spunto di riflessione ha la sua importanza anche per noi che viviamo così lontani geograficamente da Yerushalaim. E’ un modo per volgere i nostri occhi a Lei in un anno così difficile della Sua trimillenaria storia. Il numero tre ha nell’Ebraismo un significato simbolico profondo: significa stabilità, continuità. Che Qadòsh Barukh Hu voglia presto ridare stabilità alla nostra Città Santa e moltiplicarLe continue occasioni di gioia, per tutto l’anno e non solo a Purim: come dice il Profeta Isaia, sassòn we-simchah yimmatze bah, “gioia e letizia saranno di casa in Essa” (51,3).

Un felice Purim a tutti!