Il futuro del giudaismo | Kolòt-Voci

Il futuro del giudaismo

Gli ortodossi aumentano, presto l’ebraismo non ortodosso potrebbe tornare a essere un episodio

Daniel Pipes – New York Sun – 25 gennaio 2005

Fino al XVIII secolo, è esistito fondamentalmente un solo tipo di ebraismo, che oggi viene chiamato ortodosso. Esso equivaleva a vivere secondo i 613 precetti religiosi e a pervadere di fede la vita degli ebrei. In seguito, a cominciare dal filosofo Baruch Spinoza (1632-1677) e con una vivace evoluzione subita nel corso dell’haskalah (“illuminismo”), a partire dalla fine del Settecento, gli ebrei svilupparono una vasta gamma di interpretazioni alternative della loro religione, molte delle quali sminuirono il ruolo della fede in seno alle loro vite e indussero a una concomitante riduzione del senso di appartenenza ebraica.

Queste alternative e altri sviluppi, in particolare l’Olocausto, assottigliarono le file ortodosse fino a renderle una piccola minoranza. La percentuale della popolazione ebraica ortodossa a livello mondiale toccò i picchi più bassi nel periodo successivo alla Seconda guerra mondiale, quando essa scese all’incirca al 5% .

Ma nei successivi sessant’anni si assistette a una rinascita dell’elemento ortodosso. Ciò fu altresì dovuto ad innumerevoli fattori, in particolar modo ciò fu causato da una tendenza insita tra i non ortodossi a sposare i non ebrei e poi a fare pochi figli. Recenti stime riguardanti gli Stati Uniti, pubblicate dal National Jewish Population Survey, puntano in questa direzione. Ad esempio, la percentuale degli ortodossi presenti nelle sinagoghe americane è passata dall’11% del 1971, al 16% del 1990, e al 21% tra il 2000 e il 2001. (Va notato, che le cifre assolute della popolazione ebraica americana sono crollate nel corso di questi decenni.)

Se questa tendenza dovesse avere seguito, è plausibile che si tornerebbe alla stessa proporzione esistente due secoli fa, con gli ortodossi che ancora costituivano la grande maggioranza degli ebrei. Se ciò accadesse, il fenomeno non ortodosso potrebbe apparire in retrospettiva solamente un episodio, un’interessante, importante, decisiva e già destinata al fallimento ricerca di alternative, il suggerire di vivere secondo la legge potrebbe essere essenziale per il mantenimento dell’identità ebraica a lungo termine.

Queste considerazioni di natura demografica arrivano alla mente dopo aver letto un recente articolo pubblicato sul Jerusalem Post dal titolo “Un Leader Haredi Americano Esorta all’Attivismo”, a firma di Uriel Heilman, in cui l’autore riporta un “discorso epocale” pronunciato alla fine del novembre 2004 dal rabbino Shmuel Bloom, vicepresidente esecutivo dell’Agudath Israel of America. L’Agudath, un’organizzazione ortodossa con il compito di “mobilizzare gli ebrei osservanti della Torah al fine di perpetuare il vero giudaismo”, è costituita da membri che vanno da uomini sbarbati di fresco a quelli che portano i cappelli neri (gli haredi), da ebrei che hanno condotto i propri studi nelle università laiche agli studenti di lingua yiddish delle scuole talmudiche.

Rabbi Bloom ha detto davanti a un pubblico di iscritti all’Agudath che gli andamenti demografici della popolazione ebraica stanno a indicare che gli ortodossi americani non riescono più, come in passato, a celarsi dietro i loro interessi confessionali e pretendono che le istituzioni ebraiche non ortodosse si addossino il peso maggiore delle responsabilità comuni. Piuttosto, gli ortodossi devono adesso unirsi, o perfino mettersi a capo dei loro correligionari non-ortodossi onde combattere uniti l’antisemitismo, inviare denaro in Israele ed esercitare pressioni sul governo americano. Egli chiese: “Il punto è: desideriamo fare affidamento sugli ebrei laici giacché chi si occuperà di questo se la comunità laica è ridotta? Noi dobbiamo ampliare la nostra agenda e includere questioni che fino ad oggi abbiamo confidato che venissero compiute dagli ebrei laici”.

Egli esagera quando dice che alcuni ebrei ortodossi americani siano stati coinvolti in questioni di ordine nazionale (si pensi al senatore Joseph Lieberman) e comunitario (viene alla mente Morton Klein dell’Organizzazione Sionista d’America). Ma Rabbi Bloom ha ragione quando afferma che le istituzioni ortodosse americane siano in genere rimaste fuori dalla mischia se non per perseguire gli esigui punti che avevano inserito in agenda.

Altri, in seno all’Agudath, concordano con la necessità che gli ortodossi espandano le loro ambizioni. David Zwiebel, vicepresidente esecutivo per il governo e gli affari pubblici dell’organizzazione, osserva che: “Malgrado la nostra comunità sia in aumento e nutra fiducia in se stessa, è indubbio che dobbiamo perlomeno ammettere che vi sarebbero talune responsabilità che adesso andrebbero condivise”.

Heilman interpreta questo intento di rivestire un ruolo più importante nella vita del Paese e della comunità ebraica come “un segnale tanto del successo della comunità haredi americana nel sostenere i propri numeri quanto della sua incapacità di trasporre quel successo in una maggiore influenza in seno alla più vasta comunità”.

Ciò potrebbe essere altresì foriero di un più profondo cambiamento all’interno della vita ebraica americana e non solo, costituendo un importante indizio dell’arrivo dell’era politica degli ortodossi e magari perfino di un suo possibile rimpiazzo dell’ebraismo non-ortodosso.

Tutto il materiale pubblicato in questo sito appartiene a 1980-2004 Daniel Pipes. Traduzioni di Angelita La Spada.

Pezzo in lingua originale inglese: The Future of Judaism

http://it.danielpipes.org/article/237