«L’Italia faccia i conti con i collaborazionisti» | Kolòt-Voci

«L’Italia faccia i conti con i collaborazionisti»

Riccardo Pacifici, portavoce della Comunità ebraica di Roma. «Chi allora aiutò i nazisti nella deportazione degli ebrei racconti oggi la verità»

Francesco Grignetti

COLLABORAZIONISTI venite fuori e raccontate come andò». Riccardo Pacifici, portavoce della comunità ebraica di Roma, è un quarantenne. Suo nonno era il rabbino capo di Genova ed è morto ad Auschwitz. Sua nonna, nascosta in un convento di suore, fu arrestata e deportata. «La presero i fascisti, non i nazisti. C’è la testimonianza della madre superiore del convento». Le parole di Domenico Gramazio («L’Italia fascista non condivise le leggi razziali») gli hanno fatto male.

Pacifici, lei è indignato. Ha tenuto a dire che «il signor Gramazio» non ha nessun peso politico e che spera non se lo conquisti adesso.

«Certo. Gramazio, ma chi è? Non ha uno ruolo politico, a meno che qualcuno dopo le ultime dichiarazioni non glielo voglia dare…».

Lei, ha sentito i vertici di Alleanza nazionale.

«Sì, e mi risulta che Storace abbia stigmatizzato. Bene, è positivo, perché Storace ha la responsabilità politica della Regione Lazio e di questo viaggio.

Mi ha telefonato anche Marco Verzaschi, che è l’assessore alla Sanità e capeggiava la delegazione a Gerusalemme: furibondo. Altrettanto si può dire di Gianfranco Fini, a cui ho subito segnalato la cosa. D’altra parte, uscite come quella di Gramazio sono un danno proprio per l’immagine del ministro degli Esteri. Siamo comunque soddisfatti che l’intero mondo politico abbia preso le distanze. Questo incidente, che per noi è davvero grave, perché quelle parole revisioniste sono state dette all’uscita dal Museo dell’Olocausto, e per di più a pochi passi dal nostro rabbino capo, ci insegna che non dobbiamo mai abbassare la guardia. Ora che c’è la Giornata della memoria, dobbiamo sapere che non si deve dare nulla per acquisito. Arrivo a dire: non tutti i mali vengono per nuocere».

In che senso, scusi?

«Dobbiamo cambiare rotta velocemente, noi ebrei e gli altri che conservano la memoria di chi è morto nei campi di sterminio. Intendo dire che è ora di affrontare il nodo principale della nostra storia una volta per tutte, ossia il collaborazionismo. La Germania ha fatto definitivamente i conti con il suo passato. In Francia pochi anni fa hanno condannato un certo signor Papon per la sua attività di collaborazionista con i tedeschi. E invece l’Italia, entrata in guerra con i nazisti, ne è uscita brillantemente con gli americani e con l’immagine pulita. Come se non fosse stato il Parlamento italiano, pochi anni prima, a votare compattamente le leggi razziali».

Lei auspica un caso Papon anche da noi?

«Attenzione, stiamo parlando di persone che hanno 80-90 anni. A me non interessa una persecuzione giudiziaria. Ma lancio un appello a queste persone: che vengano allo scoperto, che raccontino a noi, ai loro nipoti, come andò davvero in quegli anni. Dovrebbe essere un dovere morale nei confronti della storia».

Quale area grigia?

«Questori, prefetti, podestà, gerarchi, ma anche semplici poliziotti o soldati: raccontino come arrestarono e trattarono gli ebrei. I delatori che incassavano cinquemila lire a ebreo arrestato. Ma anche i professori che hanno usurpato le cattedre, i professionisti che sostituirono i colleghi ebrei i quali non potevano più esercitare, i commessi non ebrei che si intestarono i negozi. C’è stato chi ha custodito e poi restituito i beni. Chi ha messo a repentaglio la sua vita per proteggere una famiglia ebrea. Ma anche chi non ha restituito. Chi si è arricchito perché nessuno è tornato dal lager a chiedere quanto era suo o perché hanno sbattuto la porta in faccia ai sopravvissuti. Parlino perché un altro signor Gramazio non possa negare quanto accadde».

La Stampa



27 gennaio giorno della memoria, ricordiamo anche questo:

324. Le délégué apostolique à Istanbul Roncalli au cardinal Maglione

Rap. Nr. 4344 (A.E.S. 6077/43. orig.)

Instanbul, 4 septembre 1943

Demande d’une démarche en faveur des Juifs Italiens; doutes du Délégué sur l’utilité d’une immigration en Palestine.

Faccio seguito al mio devoto rapporto n. 4332 in data 20 agosto u.s. trasmettendo altre domande che mi vengono sottoposte a favore di israeliti.

La seconda di queste intende ad ottenere l’intervento della Santa Sede perché sia facilitata l’uscita di numerosi ebrei dal territorio italiano: e modifica le altre già fatte nelle mie note precedenti ai numeri 1, 3, 4, 5.

Confesso che questo convogliare, proprio la Santa Sede, gli ebrei verso la Palestina, quasi alla ricostruzione del regno ebraico, incominciando al farli uscire d’Italia, mi suscita qualche incertezza nello spirito.

Che ciò facciano i loro connazionali ed i loro amici politici lo si comprende. Ma non mi pare di buon gusto che proprio l’esercizio semplice ed elevato della carità della Santa Sede possa offrire l’occasione o la parvenza a che si riconosca in esso una tal quale cooperazione almeno iniziale e indiretta, alla realizzazione del sogno messianico.

Tutto questo però non è forse che uno scrupolo mio personale che basta aver confessato perché sia disperso. Tanto e tanto è ben certo che la ricostruzione del regno di Giuda e di Israele non è che un’utopia.

ACTES ET DOCUMENTS DU SAINT SI?GE RELATIFS ? LA SECONDE GUERRE MONDIALE Vol. 9 n.324.

Anche questo documento è falso, o parziale, o incompleto, o si deve leggere con gli occhi di allora ?

Se questo documento è vero dovrà essere valutata a livello giudiziario la responsabilità diretta e indiretta di Roncalli, nunzio apostolico in Turchia, del Cardinale Maglione, Segretario di Stato del Vaticano, di Pacelli detto Pio XII Pontefice e Capo del Vaticano in attività di crimini contro l’umanità per ossequiare i nazi-fascisti da sempre loro amici politici.

4 settembre 1943 – Il delegato apostolico ad Istambul Roncalli, il futuro Papa Giovanni XXIII, impedisce l’uscita di numerosi ebrei dall’Italia

16 ottobre 1943 – La razzia degli ebrei a Roma

Angelo Roncalli , nunzio apostolico a Istambul, il 4 settembre 1943, in piena occupazione nazista, a proposito delle domande che giungevano sempre più pressanti al Vaticano affinché si adoperasse per facilitare l’uscita degli ebrei dal territorio italiano, scriveva al cardinal Maglione, Segreterio di Stato, la terribile lettera riportata che rappresentò la condanna a morte per molti ebrei.

La storia ci ricorda che la carità della Santa Sede non costituì alcuna occasione messianica per gli ebrei europei e in particolare per quelli del ghetto di Roma che ad un mese dalla lettera di Roncalli furono deportati per finire non in Palestina, ma nei forni crematori nazisti.

Valentina Piattelli, Stefano Mannacio, Valentina Jappelli, Fabio Lucantonio, Italo Libri …

Gherush92, Comitato contro l’antisemitismo cristiano, laico, islamico, di destra, di sinistra.

I documenti sono tratti dal database di Gherush92 “G92db”

Per aderire o commentare scrivi a: gherush92@gherush92.com