L’Islam e il nodo della Shoah | Kolòt-Voci

L’Islam e il nodo della Shoah

Roma, 24 gen. (Adnkronos) – I musulmani inglesi non parteciperanno alla commemorazione della shoah: dimentica le vittime degli altri olocausti, primo su tutti quello palestinese. A comunicare la scelta della comunit à islamica britannica è stato il segretario del Consiglio Musulmano inglese, Iqbal Sacranie, in una lettera inviata al ministro dell’Interno, Charles Clarke. ”Non siamo disponibili – si legge nella lettera di Sacranie – a partecipare alla cerimonia, perchè esclude gli altri genocidi e abusi dei diritti umani che vengono perpetrati oggi al mondo, incluso quello in Palestina”. Il mondo islamico italiano prende posizione di fronte al rifiuto dei musulmani inglesi. Reazioni diverse che vanno dal totale disaccordo alla condivisione, in nome della necessita’ che le celebrazioni non siano a senso unico e che si celebri il sacrificio di tutti gli uomini del mondo.

Netto il giudizio negativo nei confronti della scelta dei musulmani inglesi, del presidente della Lega musulmana mondiale in Italia, Mario Scialoja. ”Non sono assolutamente d’accordo con i musulmani inglesi. La celebrazione dell’Olocausto, che ha sconvolto e segnato per sempre l’umanità, è importante, doverosa. E’ chiaro – aggiunge il presidente della Lega musulmana – che ci si dimentica di molte altre cose. La tragedia del popolo palestinese è un dato di fatto. Ma questo non giustifica in alcun modo la decisione del segretario del Consiglio Musulmano della Gran Bretagna. Non si devono confondere le cose”. ”Ho rapporti continui con la comunità ebraica italiana – spiega Scialoja – con Amos Luzzato e con il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, e siamo stati invitati anche noi a partecipare alle commemorazioni del 27. Personalmente, e me ne dispiaccio, non ci sarò perchè sono impegnato all’estero”.

Di tutt’altro segno l’opinione del presidente dell’Unione musulmani italiani (Umi), Adel Smith. ”Condivido pienamente la decisione della comunità musulmana britannica – dichiara il presidente dell’Umi all’ADNKRONOS – finchè non verranno usati gli stessi pesi e le stesse misure nei confronti di tutti gli essere umani al mondo, e si continuerà a porre l’attenzione mondiale solo sul cosiddetto olocausto degli ebrei, è giusto non partecipare alle commemorazioni”. ”Tra l’altro – afferma Adel Smith – spesso l’Olocausto è diventato un business guidato dai sionisti, come denuncia il libro dell’ebreo Norman G.Finkelstein ‘L’industria dell’Olocausto’. E non mi risulta poi – aggiunge ancora il presidente dell’Umi – che gli ebrei, abbiano mai partecipato alla commerazione del genocidio che stanno perpetrando contro i Palestinesi”. ”Finora – conclude Smith – non siamo stai invitati a partecipare alla Giornata della Memoria, ma se lo avessero fatto avremmo rispedito tutto al mittente”.Più diplomatica invece la posizione dell’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia (Ucoii). ”Per quanto ci riguarda – dichiara il segretario dell’Ucoii, Hamza Roberto Piccardo all’ADNKRONOS – nessuno ci ha invitato ufficialmente a una commerazione e quindi non abbiamo posizioni da esprimere. Mi limito a dire che è meglio commemorare tutte le vittime che non commemorarne nessuna”. ”Ogni azione atta a mantenere viva la memoria – spiega il segretario dell’Ucoii – è sicuramente positiva e va fatta. Ogni uomo ha però il diritto di chiamarsi vittima. Oggi ci sono alcuni genocidi, come quello iracheno, il più grave, che non hanno l’attenzione che meritano”. ”Talvolta – conclude Piccardo – le commemorazioni servono a far dimenticare i massacri in corso. C’è un filo di ipocrisia. Settantanni fa poi, molte atrocità venivano commesse all’insaputa del mondo, erano facilmente occultabili. Oggi, grazie ai moderni mezzi di comunicazione, tutto avviente alla luce del sole. Non ci sono alibi”.

L’Associazione donne musulmane italiane (Admi) valuta la scelta del segretario del Consiglio musulmano inglese come una provocazione, una richiesta di aiuto. ”Credo che la decisione dei musulmani inglesi – spiega all’ADNKRONOS la portavoce dell’Admi, Asmae Dachan – vada vista come un grido di aiuto, per far sentire la voce di coloro che non vengono commemorati. Sono sicura che non è una scelta che va contro l’identità ebraica. Se così fosse mi dissocerei totalmente”. ”Noi – sottolinea la portavoce delle donne musulmane – siamo sempre stati molto sensibili al tema dell’olocausto, tema del passato che non può essere archiviato, un tragico momento storico dagli effetti drammatici, disumani, non bisogna mai abbassare la guardia su questi concetti. Non abbiamo mai negato – aggiunge ancora Asmae Dachan – la nostra disponibilit à a partecipare alle commemorazioni di tutte le vittime, e se in questa occasione si commemarono le vittime dell’olocausto, bene, è giusto farlo, e soprattutto è giusto non dimenticare le motivazioni che hanno portato alla Shoah, bisogna stare in allerta contro il pericolo razzista e antisemita”.D’altro canto la portavoce dell’Admi non rinuncia a sottolineare che ”l’olocausto, si, ce lo ricordiamo, ma purtroppo ci dimentichiamo, o forse non vediamo, gli olocausti che ci sono in questo momento, il massacro dei civili palestinesi e il massacro dei civili iracheni, ad esempio. In Palestina – denuncia Asmae Dachan – donne e bambini muoiono, non perchè c’è una guerra in corso tra due parti, ma perchè una parte aggredisce l’altra”. ”Se Anna Frank fosse viva – aggiunge – e vedesse quale è la politica di Sharon oggi si scandalizzerebbe. Milioni di ebrei sono morti perchá portatori di una fede, senza colpa alcuna, oggi i bambini palestinesi muoiono perchè sono palestinesi. Credo che questo offenda la memoria dei caduti nella shoah. Se potessero parlare direbbero di fermare quella ‘mano che uccide”’. Nemmeno l’Admi, finora, ha ricevuto inviti da parte della comunità ebraica, ma accetterebbe ben volentieri di partecipare attivamente alla Giornata della Memoria. ”Se gli italiani dovessero invitarci – conclude la portavoce delle donne musulmane – parteciperei volentieri. Porterei con me la poesia di Primo Levi ‘Se questo è un uomo’, l’ho imparata alle elementari e la so a memoria. Le sue parole sono drammaticamente attuali. Ma se togliessimo il nome dell’autore, potremmo tranquillamente attribuirle a un detenuto di Guantanamo o a uno sfollato di Gaza”.

L’imam della moschea di Centocelle a Roma, Samir Khaldi, non vuole dare un giudizio di valore sulla decisione dei musulmani inglesi. ”Se il segretario del Consiglio Musulmano della Gran Bretagna – spiega all’ADNKRONOS – ha preso questa decisione, avrà i suoi buoni motivi, io non posso giudicare, e non posso nemmeno mettermi nei suoi panni”. ”Ma, per quanto mi riguarda – sottolinea Samir Khaldi – credo che non si debbano confondere i diversi aspetti dell’Olocausto. Da un lato è giusto che l’evento storico venga commemorato, come crimine contro l’umanità, affinchá non si perda la memoria e non si ripetano mai quelle atrocità, ma dall’altro, ritengo che le celebrazioni non debbano essere strumentalizzate per fini politici o d’altro genere”. ”Nel mondo, oggi – spiega l’imam – ci sono chiaramente due pesi e due misure. In Palestina i diritti degli arabi non sono gli stessi che hanno gli ebrei. Gli ebrei oggi con il loro governo stanno riservando ai musulmani e ai cristiani lo stesso trattamento che hanno subito nella Shoah. Lo stesso spazio che si dedica alla Giornata della Memoria, e più in generale al ricordo dell’Olocausto, deve essere riservato per informare di ciò che Sharon e la sua equipe stanno facendo quotidianamente contro l’umanità in Palestina, la popolazione mondiale deve sapere”. Finora i musulmani della Moschea di Centocelle non hanno ricevuto nessun invito da parte della comunità ebraica italiana a partecipare alle manifestazioni per la Giornata della Memoria, ”se dovessimo ricevere un invito – spiega l’imam – valuteremo la cosa in gruppo, discutendone approfonditamente all’interno della nostra comunità”.”Non sono al corrente di quanto affermato dal Consiglio Musulmano della Gran Bretagna. Posso però dire che noi siamo vicini indiscriminatamente a tutte le popolazioni colpite dall’Olocausto, non siamo solidali con uno in particolare”. Queste le parole di Ali Abushwaima, responsabile del centro islamico di Milano e Lombardia, riguardo alla commemorazione del quinto ‘Giorno della memoria’ di giovedì prossimo. ”Ricordiamo con commozione – spiega Abushwaima – tutti gli Olocausti del mondo di cui veniamo a conoscenza ogni giorno. Sono eventi estremamente drammatici”. L’imam di Trieste, Salim Mesbah, preferisce non esprimersi sulla decisione dei confratelli britannici che non parteciperanno alla commemorazione dell’Olocausto perchè, dice, ”prima ascolto i telegiornali sui satelliti e poi mi faccio un’opinione”. Mesbah delega a commentare la vicenda il presidente del Centro culturale islamico del Friuli Venezia Giulia, Salih Igbaria, che afferma di non condividere la decisione maturata in Gran Bretagna con la giustificazione che il 27 gennaio non si commemorano le vittime di tutti i conflitti comprese quelle palestinesi. ”Il 27 gennaio è una giornata specifica per ricordare quelle vittime – afferma Igbaria – non è giusto chiedere di estendere ‘la festa’ ad altre vittime. Se i musulmani che vivono in Gran Bretagna, ritiene Igbaria ”desiderano commemorare le vittime di tutte le guerre, chiedano una giornata specifica”. Sia l’imam che Igbaria hanno confermato che uno dei due anche quest’anno parteciperà, a nome della comunit à islamica a Trieste ai riti per ricordare la Shoah nella Risiera di San Sabba. ”Siamo vicini, ma non partecipiamo”.

E’ la posizione espressa dall’Imam Sal à Hussein, rappresentante dei circa 6.000 musulmani residenti a Genova, rispetto alle commemorazioni dell’Olocausto. ”Siamo naturalmente d’accordo – spiega Salà Hussein – sulla condanna di quel sacrificio di innocenti, ma contestiamo il fatto che vengano ricordate le vittime di un popolo solo. Sono stati sterminati anche gli zingari, per esempio, ma non se ne parla. E non ci sono soltanto i martiri di sessanta anni fa, ci sono anche quelli di oggi. Noi saremmo d’accordo se si volesse utilizzare questo momento per condannare tutte le vittime innocenti, di allora e di oggi, compresi i civili colpiti dai terroristi e da truppe militari regolari”.

”Il giorno della Memoria è solo propaganda ebraica”. Senza mezze parole il direttore del Centro culturale islamico di Bologna, Nabil Bayoumi, accusa il mondo ebraico della Diaspora e l’Europa intera di ”chiudere volutamente gli occhi sulla verità del presente” e continuare a celebrare un passato dove ”i morti sono più importanti dei vivi”. ”È inutile parlare di 60 anni fa – dice Bayoumi – se anche al giorno d’oggi vi sono massacri che nessuno cerca di fermare. Se l’Europa ha qualcosa da farsi perdonare del proprio passato, la cosa non ci riguarda”. Per Bayoumi, la decisione dei musulmani inglesi di non partecipare alla commemorazione dell’apertura dei cancelli del campo di sterminio di Auschwitz, è il frutto di ”buoni motivi”. ”Quando gli ebrei scappavano dall’Europa nazista – prosegue il direttore del Centro culturale islamico – il mondo arabo li accolse: loro che hanno fatto? Ci hanno morso la mano. Gli ebrei sono tutti degli assassini”. Bayoumi non si ferma: ‘‘Sei milioni di ebrei morti, secondo i sionisti, vorrei tanto sapere se è vero – dice – Io 6 milioni di nomi, cognomi e indirizzi non li ho mai visti”. Occorre aprire gli occhi, incalza Bayoumi, ”e guardare al nuovo campo di sterminio che è la Palestina”. ”Occorre avere il coraggio – prosegue il direttore del centro culturale islamico di Bologna – di chiamare gli assassini con il loro nome’‘. Per poi concludere con una frase dal tono profetico: ”i crociati non sono resistiti molto in medio-oriente, gli ebrei si stanno scavando la fossa da soli”.

”Lo sterminio del popolo ebraico ha sdegnato tutta l’umanità. Ricordare l’Olocausto è un fatto di moralità perchá la ferocia del razzismo e del nazismo può ancora colpire altri esseri umani”. E’ la posizione di Feras Jabareen, Imam di Colle Val D’Elsa, in provincia di Siena. Feras Jabareen ha spiegato di non conoscere il motivo per il quale i musulmani britannici non intendano commemorare l’Olocausto. ”Dico solo – ha aggiunto all’ADNKRONOS – che i musulmani della provincia di Siena sono solidali in tutti i sensi con il popolo ebraico”. ”Di fronte alla decisione del segretario del Consiglio musulmano della Gran Bretagna posso solo dire che ogni tragedia merita di essere ricordata da tutti in tutto il mondo”. Con queste parole l’imam di Perugia, Abdel Qader, ha commentato la decisione del segretario del Consiglio musulmano della Gran Bretagna. ”Una questione – ha proseguito l’Imam di Perugia – che riguarda una certa comunita’, quella della Gran Bretagna, appunto, ma che comunque, chiama l’attenzione di tutti. L’Olocausto e’ certamente un fatto tremendo, che ha provocato tanta sofferenza e merita di essere ricordato, perche’ e’ importante essere vicini alle vittime e a chi subisce”. ”E’ sempre giusto ricordare vittime innocenti, ma bisogna guardare al futuro.

Se noi cominciassimo a ricordare le crociate non si finirebbe più”. Amar Abdallah, imam della comunità islamica di Napoli, invita a ripensare ai motivi che spingono a ricordare l’Olocausto e se è o meno il caso di considerare un altro risultato a cui porterebbe il ricordo costante delle vittime delle persecuzioni naziste. ”Far girare tutto il mondo dietro questo ricordo – dice – rischia di fare crescere l’odio, i punti di conflitto, le differenze. E invece, nel 21esimo secolo va costruita la pace”. Per l’imam della comunità di corso Arnaldo Lucci ”è necessario che le generazioni nuove guardino al futuro” e poi, aggiunge ”meglio non fomentare l’odio tra ebrei e tedeschi. L’Olocausto è stato riconosciuto e si è pagato per questo”. Amar Abdallah non vuole toccare gli ”estremismi” della comunità islamica inglese, che ha fatto sapere che non parteciperà alle commemorazioni dell’Olocausto, ma afferma: ”tali commemorazioni non abbiano interessi politici i personali, ma siano davvero un contributo per la pace e per dimenticare l’odio”.D’accordo con i musulmani britannici l’imam di Catania Moufid AbuTouq. ”Personalmente non partecipo alla commemorazione dell’Olocausto. Sono vicino alla scelta dei fratelli musulmani britannici perche’ gli ebrei occupano ancora la nostra terra palestinese e continuano quotidianamente a compiere massacri contro il nostro popolo come se non sapessero cosa significa la sofferenza”. (Afv -Anr-Fbo-Flo-Ftb-Jet -Rag-Sia-Sca/Pe/Adnkronos)

Grazie della segnalazione a Davide Romano

Cogliamo l’occasione per segnalare che l’articolo di Stefano Levi Della Torre: “Antisemitismo, rivalsa vittimistica”, trasmesso nel Kolot del 6 gennaio è tratto dal mensile Kehillà di Torino. Ci scusiamo vivamente con la redazione per l’omissione.