Alcune risposte a rav Somekh | Kolòt-Voci

Alcune risposte a rav Somekh

Una ricorrenza più condivisa?

David Piazza

Rav Somekh in un suo intervento diffuso da questa lista, si lamenta dello spostamento della data di Yom Haatzmaut perché suppone che sia stato deciso per compiacere quella fetta di popolazione osservante ma non sionista, i cosiddetti ultraortodossi, in ebraico “charedim”.

Proviamo a chiederci: se pure fosse?

Sotto la denominazione “ultraortodossi” (che in italiano suona peraltro oltremodo minacciosa) cadono in realtà una intera galassia di gruppi che per comportamenti, orientamenti elettorali e atteggiamento nei confronti dello stato (d’Israele) diversissimi tra loro, anche se mi rendo perfettamente conto che la schematizzazione di rav Somekh è sicuramente dovuta alla brevità del suo scritto. Come evidenziava bene, solo per citare un esempio recente, il professor Avy Ravitzky al Mokèd di Montecatini del novembre scorso, una fetta considerevole di religiosi non sionisti oramai è pienamente cosciente del proprio ruolo attivo come cittadini dello stato ebraico. L’equazione ultrareligioso = non sionista è oramai un retaggio del passato, proprio come altre equazioni non meno false: religioso = di destra, ashkenazita = di sinistra.

Non si può inoltre non tener conto del fatto che lo stato d’Israele sia nato essenzialmente grazie al contributo decisivo di ebrei di diverso orientamento politico, ma accomunati dall’abbandono delle tradizioni ebraiche. Spesso addirittura in odio profondo alle tradizioni ebraiche, viste dalla vulgata sionista dell’epoca come un residuo dell’immagine dell’ebreo diasporico, che i nuovi ebrei avrebbero definitivamente cancellato. Per bilanciare questo non servirà nemmeno raccontare qualcuna delle favolette su questo o quel personaggio religioso che avrebbero più o meno caldamente “appoggiato” agli inizi del secolo il movimento sionista, come abbiamo sentito spesso in ambienti nazional-religiosi come il Benè Akiva.

Il sionismo è stato (e a vedere i risultati oggi, rimane) sotto il profilo del rapporto con la religione, principalmente un “movimento di miscredenti, profanatori dello shabbàt e trangugiatori di maiale”, per dirla con le parole di Yeshayahu Leibowitz.

Non possiamo dimenticare le atroci storie degli anni 50 su ebrei yemeniti, colpevoli solo di ostinarsi a mantenere le tradizioni ebraiche sotto feroci regimi islamici, che subirono il taglio delle orgogliose peòt all’arrivo fortunoso nella nuova patria e la residenza nei kibbutzim socialisti, veri e propri “campi di rieducazione”. E risparmiamoci la retorica del “li abbiamo salvati”. La rieducazione non c’è stata nei confronti di altri gruppi etnici, pur salvati, prevalentemente ashkenaziti e scampati alla shoà hitleriana. Solo in tempi recenti si è venuto a far luce su questi e altri episodi del sionismo delle origini.

A queste considerazioni di carattere storico possiamo senz’altro aggiungere una riflessione di carattere ideologico. La carica dei “Rabbini capo” è un’istituzione voluta fortemente dall’establishment sionista dell’epoca. Non è una carica espressa dal gruppo che dovrebbe esserne maggiormente rappresentata, quello dei credenti e degli osservanti. Chi decide l’elezione a questa “somma” carica non sono le associazioni o le istituzioni religiose, bensì una commissione politica composta anche da politici che con la religione non hanno nulla a che fare. È l’espressione dunque della “religione di stato” tanto cara al socialista Ben Gurion, che aveva necessità di imbrigliare istituzionalmente una religione che se libera avrebbe dato del filo da torcere alla “religione” socialista che ha formato il sostrato ideologico dei primi anni dello stato d’Israele.

Solo nell’ingenua diaspora i Rabbini capo d’Israele godono del prestigio che la carica, a sentirla nominare, meriterebbe. In Israele sono autorità religiose al pari di altre, forse più seguite e rispettate in campo halakhico. Certo, questo non esclude che a questa carica siano arrivate personalità che brillavano e continuano a brillare di luce propria (in campo legislativo religioso). Uno fra tutti rav Ovadià Yosef.

In Israele infatti, al giorno d’oggi, solo la “minoranza della minoranza”, cioè i nazional-religiosi ridotti al lumicino, rispettano tale carica mentre per ironia della sorte (o per crudeltà della politica di basso profilo) uno dei due rabbini capo recentemente eletti proviene addirittura dalle file di gruppi non-sionisti.

Solo dopo aver detto tutto questo possiamo paragonare quello che succede in Israele alla situazione italiana. Anche in Israele si cerca una festa nazionale “condivisa” tra chi ha lottato duramente per averla e chi ci si è trovato suo malgrado dentro e ne ha goduto i vantaggi.

Non potremmo che rallegrarci quindi se effettivamente lo spostamento della data di Yom Haatzmaut fosse dovuto al tentativo di compiacere i charedim non-sionisti. Sarebbe infatti il segno più tangibile di un nuovo atteggiamento capace di superare i duri confronti del passato per poter meglio affrontare i nemici veri. Fa un po’ sorridere quindi sapere che alcune comunità della diaspora hanno preferito festeggiare nella “vecchia” data perché “così riportava il lunario”. Fa un po’ sorridere il voler essere più sionisti degli unici sionisti “veri”. Quelli che hanno deciso di vivere in Israele.

Una breve risposta al Rav Somekh

Maurizio Di Veroli

La spiegazione é molto semplice ed i haridim non c’entrano niente, tantoppiú che in generale ignorano ufficialmente il giorno della rimembranza cosí come tutto ció che e’ legato allo Stato d’Israele ed a Zahal.

Nella vita Israeliana il giorno della Rimembranza (dei caduti dell’esercito e da due anni anche i caduti a causa di atti terroristici) é legato in modo indiscindibile da Yom Azmaut.

Ed il giorno della Rimembranza inizia gia’ da 50 anni con una cerimonia alle ore 20:00 al Muro del Pianto con i rappresentanti delle famiglie dei caduti ed i capi dello Stato e dell’esercito.

Visto che Shabbat termina intorno alle 19:45 sarebbe impossibile per tutti coloro che non viaggiano di Shabbat arrivare alla cerimonia. Inoltre la preparazione della cerimonia, effettuata in genere da soldati di leva richiede numerose ore di lavoro, prima della sua apertura.

Anche questo sarebbe impossibile di Shabbat, e visto che Zahal é l’esercito di tutti gli Israeliani, qualsiasi attivitá che provochi Hilul Shabbat viene evitata.

Inoltre, nessuno in Israele (e neanche gli antireligiosi piú convinti) desidera che uno dei giorni piú rappresentativi dell’unitá del popolo in Israele, cioé il giorno della rimembranza, sia fonte di discussione o che venga impedito a qualcuno di partecipare ad una cerimonia ufficiale dello Stato, solo perché é Shomer Shabbat.

Quindi, quando alcune famiglie di caduti si sono rivolte alla Rabbanut HaRashit presentandogli il problema é stato proposto alla Knesset di cambiare la legge, cosí che quando Yom HaZikkaron capita di Moztaei Shabbat viene spostato a Domenica sera, o in altre parole quando Yom Hazmaut capita di Lunedí viene spostato a Martedí.

Alla domanda perché non sia stata cambiata la legge fino ad oggi, credo che sia stata la mancanza di volontá delle famiglie religiose dei caduti di chiedere qualcosa di “speciale” per via della loro Shemirat Shabbat. Probabilmente l’aggiunta delle famiglie vittime del terrorismo a quelle dei caduti (quasi mille caduti del terrorismo, civili e non dal 2001) ha dato il coraggio a tutti gli Shomer Shabbat di chiedere il cambio della legge e permettere anche a chi Shomer Shabbat di partecipare alla cerimonia, altrimenti preclusa.

Di conseguenza, ritengo che questo cambio della legge sia un simbolo di maturitá sociale e nazionale e della volonta di tutti in Israele di rispetto verso gli altri sia religiosi che non.

Desidero rispondere alla domanda di Rav Somech

Shimon Fargion

premesso che anch’io ho avuto l’incertezza di quando si sarebbe festeggiato Yom Haazmaut

tuttavia con le notizie via e mail ho concluso i miei dubbi.

Per quanto riguarda la diffuSIONe della notizia :se il Rosh Hodesh veniva diffuso da Erez Israel al galuth con un sistema lento di comunicaZIONe oggi col fax e email credo che le notizie siano immediate.

Quindi non vedo come questo cambiamento di data possa non essere arrivata a chi voleva recepirla.

Per quanto riguarda i festeggiamenti di domenica in galuth,francamente mi chiedo se lo Stato d’israele debba considerare oltre che le esigenze dei propri cittadini anche quella di tutte le comunita’ del mondo.

Siamo gia’ un popolo a dir poco rissoso se poi piu’ c e ne mettiamo non si arriverebbe a capo di niente mai.

L a soluZIONe e’ una il popolo ebraico da quando e’ stato creato lo Stato d’Israele, lo Stato degli Ebrei, non ha piu’ motivo di soggiornare in galuth.

Con l’uscita dall’egitto, col ritorno da babilonia,oggi col ritorno a Casa e per sempre , oppure cambiare tutta una serie di Tefilloth,come “VEKABEZENU YAHAD MEARBA CANFOTH HAAREZ LEARZENU”,

Non dire piu’ questa beraha,che sarebbe LEVATTALA , perche’ a tre ,cinque ,dieci ore di aereo c’e’ la tua Terra.

Basta dire hascianna abba biYerushalaim,basta mentire, finoa 56 anni fa non c’era lo Stato ora C’E”

SI DEVE DIRE HASCIANNA ABBA PO BE………………ROMA, MILANO,TORINO,Montecarlo, Rimini….Cattolica

Scusa la polemica ma sai bene che se Il Sanedrin decideva che Kippur era un certo giorno e quello palesemente non era quello, quello indicato dal Sanedrin era la data.

Inoltre Yom Hazmauth e’ l’unica festivita’ come dire civile e non crea alcun problema di Halaha spostarla.

per finire chi sa ,sa che le Mizvoth si kayemano solo in ERez Israel, fuori sono sono solo sikron hamisvoth.

Concludo con la preghiera di Birkath Hamazon (cambiata)

Ishbor ol hagaluth meal zavar ahenu hagarim begaluth veyolichem kommeyuth leArzenu

Amen

E’ vero che forse quest’anno non tutti l’hanno saputo. In effetti, un mio amico mi ha riferito che in Nuova Zelanda (dove vive suo figlio) hanno festeggiato Yom Ha’atzmaut domenica sera. Ma è sufficiente d’ora in poi aggiungere ai casi in cui si posticipa anche quello in cui il 5 di Iyar cade di lunedì: così non ci saranno più discrepanze fra una comunità e l’altra. Non vedo quindi questo gran problema e la necessità di scaldarsi tanto. Ci si lamenta sempre che la Halakhà e i rabbini sono troppo rigidi: una volta che manifestano elasticità, ci mettiamo a far polemiche?

David Gianfranco Di Segni