Intolleranza «…Iuxta crucem lacrimosa» | Kolòt-Voci

Intolleranza «…Iuxta crucem lacrimosa»

Ariel Levi di Gualdo si fa portavoce dell’ “ebraismo istituzionale” contro i “gruppuscoli”

Non occorre essere cristiani, per provare umanità dinanzi al Cristo affisso ad un orribile patibolo romano. Davanti a quell’immagine tornano in mentre le parole affidate da Giovanni Battista Pergolesi a soprano e contralto: «Stabat mater dolorosa iuxta crucem lacrimosa dum pendebat filius» (stava la madre dolorosa sotto la croce lacrimosa dove pendeva il figlio). Da alcune settimane è esplosa la polemica sul film di Mel Gibson: The Passion. In giro per la rete telematica si sono moltiplicati articoli di gruppetti ebraici, che nell’ipotesi migliore rappresentano se stessi, non certo l’Ebraismo istituzionale. Nel mondo ebraico esiste una piccola percentuale di soggetti che sfruttano l’Ebraismo per far deflagrare i loro disturbi interiori, miscelando la politica alla psicopatologia della vita quotidiana. Diversi di questi articoli colpiscono per il loro odio anti-cristiano. Forse è il caso di chiarire che l’antisemitismo e l’anticlericalismo, pur essendo patologie sociali molto diverse, sono mosse dallo stesso genus: l’uomo malato d’odio verso l’altro.

Qualche gruppetto d’ebrei asociali ha colto il pretesto per spargere rancori politici.

Certi personaggi avanzano caricandosi gli uni gli altri, basandosi su commenti di commentatori che hanno a loro volta commentato dei commenti, mentre nel frattempo resta certo un fatto: sino ad oggi, in Italia, nessuno ha ancora visto il film incriminato. Non importa! Basta un “si dice che…” per aggredire sul nulla. Certi personaggi stanno rendendo un pessimo servizio al mondo ebraico. Lo sconcertante è che questi “intellettuali” usano l’identica tecnica degli antisemiti, che dopo aver estrapolato una frase dal complesso colosso del Talmud, la isolano dal suo contesto per “dimostrare” che gli ebrei sono tutti quanti sporca gente. In uno di questi comunicati, firmato dal gruppo Gherush92, tra le varie perle troviamo: «E’ stato ricordato che il Papa, già in occasione della visita in Siria, ha ascoltato in silenzio le parole del presidente ereditario Assad, mentre accusava gli ebrei di essere colpevoli dell’uccisione di Gesù…». Cosa c’entra la passione in croce di un Figlio del Popolo d’Israele con la politica contemporanea? Ma se i passionari hanno riportato questo fatto, tanto vale replicare: il Santo Padre, durante la visita in Siria, fu sottoposto ad un discorso imprevisto. In certe ufficialità, i Capi di Stato, si scambiano in anticipo i testi dei discorsi. È prassi diplomatica. In quel caso il Presidente disattese la consuetudine, ed approfittando della presenza del Papa espresse il peggio dell’antigiudaismo teologico e dell’antisemitismo politico. Come tutti sanno, la Siria non è la quintessenza della democrazia; come altrettanto sappiamo che a Damasco vive da due millenni una Comunità cristiana, accettata e tollerata dal regime. Cosa doveva fare Giovanni Paolo II, per il piacevole diletto di taluni passionari? Esprimere parole di condanna contro il Capo di Stato siriano? O forse richiamare il nunzio apostolico della Santa Sede a Roma in segno di protesta? Se lo avesse fatto, a quali rischi avrebbe esposto i cattolici siriani? Al seguito del Papa c’era il Cardinale Jean Marie Lustinger, arcivescovo di Parigi, nato ebreo da genitori ebrei e convertito al cristianesimo all’età di 16 anni. Fu un caso che il Santo Padre lo scelse per quel particolare viaggio? Due giorni dopo, il Cardinale Lustinger, dichiarò alla stampa che quel discorso “aveva amareggiato il Sommo Pontefice”.

Gli appassionati proseguono nei loro frenetici comunicati scrivendo: «… i Vangeli esprimono contenuti antisemiti che non sono stati ancora superati e che i documenti Nostra Aetate, Dominus Jesus, ed il Nuovo Catechismo, continuano a contenere elementi pregiudizievoli e discriminatori nei confronti del Popolo Ebraico e della Nazione Ebraica». Tutto ciò disturba davvero. In vari passi dei Vangeli vi sono appigli che daranno vita futura all’antigiudaismo teologico, ma non all’antisemitismo, meno che mai al razzismo. Nei passi dove gli Evangelisti fanno riferimento agli ipocriti… ai figli della prostituzione… ai sepolcri imbiancati… usano dei termini presi alla lettera dai Libri dei Profeti d’Israele, in particolare da Isaia, Geremia, Ezechiele. Sui malcostumi dei giudei – che come tutte le culture vissero varie fasi di decadenza – i Profeti espressero giudizi molto più severi di quelli degli Evangelisti. Per caso, i Profeti d’Israele, vanno annoverati tra i pericolosi antisemiti?

È falso dire che i testi ufficiali della Chiesa Cattolica contengono “elementi pregiudizievoli e discriminatori nei confronti del Popolo Ebraico”. Il Magistero della Chiesa superò le stesse aspettative degli ebrei, quando il Santo Padre dichiarò: «…il Patto d’Alleanza stipulato da Dio con il Popolo d’Israele è sempre valido e non è mai stato revocato». Il problema è che non si può reclamare tolleranza con toni intolleranti, usando da una parte la Croce e dall’altra l’Ebraismo, per legittimare scontri politici fomentati da gruppuscoli ebraici che tutto riconducono alla politica israeliana, senza che sia affatto chiaro un concetto: gli ebrei della Diaspora sono a servizio della loro Tradizione e dell’Ebraismo. La Tradizione e l’Ebraismo della Diaspora non sono a servizio delle beghe politiche dello Stato d’Israele.

Non si tratta di prendere le distanze, ma di chiarire l’ovvio: gli ebrei della Diaspora sono degli israeliti con ventuno secoli di gloriosa tradizione alle spalle, non sono degli israeliani in esilio da un Paese che è nato nel 1948. I gruppi d’ebrei che fomentano certe polemiche, andrebbero sempre smentiti. È prudente e necessario farlo per il bene e la sicurezza di tutti gli altri, perché quando poi scoppia il tafferuglio, i tre politicanti ebrei intolleranti finiscono presto mutati in… “gli” ebrei. E mentre gli altri israeliti finiscono massacrati, loro saranno già in salvo alle Hawaii, da dove faranno ritorno abbronzati; giusto in tempo per inaugurare monumenti alla memoria degli ebrei sterminati.

Sociologo e giurista, è membro della Comunità ebraica italiana e collabora con l’Istituto Mediterraneo di Studi Universitari.