Quanto è bella la Torà associata al “Derech eretz” che non deve diventare un mestiere | Kolòt-Voci

Quanto è bella la Torà associata al “Derech eretz” che non deve diventare un mestiere

Intervista

Come capo rabbino di Roma, quali sono i punti di forza e di debolezza che caratterizzano la comunità ebraica di Roma?

Notiamo, almeno a Roma, un buon andamento in crescita di presenze nei bate kenesiot, maggiore affluenza alle lezioni di Torà a tutti i livelli e un maggiore impegno nell’apprendere la lingua ebraica; in generale cresce la domanda di utilizzo dei vari servizi religiosi.

C’è una maggiore disponibilità di prodotti kosher e di locali pubblici che servono pasti kosher, concentrati nell’area del ghetto e a Piazza Bologna; in ultimo ci fa piacere constatare una richiesta maggiore di uso del mikvè.

Uno dei punti problematici è la difficoltà di dialogo con quei gruppi anche religiosi che non accettano il modello comunitario tradizionale italiano (un’unica comunità, tanti batè keneset); altre difficoltà vengono da persone e gruppi che non condividono orientamenti più rigorosi del rabbinato su questioni di halakhà.

Quali sono le linee guida del nuovo Rabbino capo di Roma?

Soprattutto il dialogo; è necessario SPIEGARE alle persone che non sono coinvolte di partecipare ed essere PRESENTI; sono sicuro che questa linea del dialogo non tarderà a portare dei risultati concreti e duraturi, con beneficio alle famiglie e ai nostri figli.

Da parte nostra c’è un forte impegno educativo che è ormai visibile a tutti i livelli.

Come sono i rapporti del nuovo rabbinato di con le varie realtà romane come i tripolini a Roma?

La comunità tripolina da decenni è presente nel tessuto comunitario rimanendo fedele alle proprie tradizioni; è ampiamente integrata e mescolata, con tante famiglie “miste” tra romani e tripolini, portando una ulteriore coesione tra le comunità. Sono convinto che il rafforzamento educativo in campo ebraico con nuovi morim e rabbanim di varie scuole,specialmente di tradizioni sefardite e tripoline per quei gruppi che desiderano promuovere i propri stili, porterebbe a buoni risultati. Benvenuto chiunque venga a dare impulso al rafforzamento secondo le leggi ebraiche.

In quali punti si possano riassumere alcune difficoltà con questa comunità?

Le difficoltà commerciali e la crisi rendono difficile la chiusura degli esercizi commerciali di Shabat, problema che riguarda tutta la comunità.

Altre questioni riguardano i ghiurim dei minori, problema sul quale abbiamo investito notevoli risorse, anche se le nostre impostazioni determinano talvolta proteste e incomprensioni.

La nostra è una splendida comunità, vitale e dinamica, e ovviamente polemica e litigiosa; nella mia nuova posizione ho avuto il modo di apprezzarla sempre di più; sono stato accolto con calore e simpatia, con spirito di collaborazione e cortesia, anche se non c’è (né ci potrebbe e dovrebbe essere) identità su tutti i punti.

Come sono i rapporti invece con il gruppo di Habad a Roma?

I rapporti sono sempre stati buoni, molto cordiali e di collaborazione. Il mio obiettivo e la mia preoccupazione però rimane la coesione delle varie realtà che vivono a Roma, molto diversa dai modelli delle comunità ebraiche negli USA, dove ognuna è a sé tante. I habad sono sempre benvenuti, ma non posso rinunciare al desiderio che partecipino come iscritti alla nostra comunità.

Che impressioni hai tratto dalla visita al Pontefice al Vaticano?

Il senso era quello di dare un segno di continuità nella disponibilità ai buoni rapporti con il Vaticano, che sono una tradizione locale della comunità romana; un ponte per un futuro di buon vicinato; il clima in molte occasioni è stato diverso, ma oggi è sereno.

E’ importante sapere che qualche giorno dopo una delegazione ufficiale di Rabbini Capi di Erez Israel ha fatto visita al Vaticano lavorando per tre giorni un una commissione tra le due istituzione religiose che ha portato all’elaborazione di un documento congiunto.

Riccardo Di Segni, Rabbino Capo, Primario – Medico Ospedaliero e Padre di famiglia… quale figura preferisci ?

Sicuramente non vorrei perderne di vista nessuna, finché è possibile. Mi piace ricordare quello che ci hanno insegnato i nostri saggi che dicono quanto sia bella la Torà associata al “derech eretz”, la Torà che non deve diventare un mestiere.

Auguriamo a Rav Riccardo Di Segni un futuro di successo è di riuscita nelle scelte e che H-Scem possa illuminare e darti le forze necessarie per il tuo impegno presente e futuro.

Jewish Life